Al campeggio! Al campeggio! Nonostante
mi perda ancora per le stanze di casa vengo subito trascinato ad una
gita fuoriporta. Dopo mezz'ora di curve in mezzo ai boschi arriviamo
a destinazione. Il campeggio è in realtà un barbecue
fra amici sul terrazzo di una vecchia baita. La proprietaria è
una simpatica signora sulla cinquantina che gestisce il nodo locale
di Indymedia e nasconde la marijuana in un finto libro di legno.
Al tavolo siedono una decina di
campeggianti che mi si presentano tutti quanti assieme. Il jet lag
picchia ancora forte e mi dimentico dei loro nomi nel giro di pochi
secondi. A parte quello di Cat proprietaria di un triste porcellino
d'India, sosia di Betty Page e nota internazionalmente per i suoi
progetti di lavori a maglia sovversivi.
Nel tardo pomeriggio la compagnia
decide di imprimere una svolta al camping addentrandosi nella foresta
per il famigerato mosquito loop, un sentiero in cui pare ci si perda
sistematicamente. Sul calare delle tenebre infatti ci
smarriamo e il gruppo inizia a discutere animatamente sul modo
migliore per tornare alla baita. Non scherzano nemmeno troppo: in
quelle verdissime montagne si potrebbe camminare per ore, forse
giorni nella stessa direzione prima di imbattersi in un segno della
civiltà (che si rivelerebbe inevitabilmente un parcheggio o un
centro commerciale).
Gli Stati Uniti sono tanto grandi da
permettersi il lusso della natura incontaminata. Nella regione sono
presenti tacchini selvatici sparabilissimi, come sparabilissimi
risultano i sovrabbondanti cervi. Non la chiamano nemmeno caccia ma
“deer management”. E qualcosa mi dice che la scena iniziale di
Fargo forse non appare così esilarante allo spettatore
nordamericano. Nella regione pare ci siano anche gli
orsi, i falchi, i procioni e la famosa acquila calva che rischiava di
scomparire o meglio di rimanere in vita soltanto sotto forma di
immagine areografata sui serbatoi delle Harley Davidson.
Gli scoiattoli non figurano nemmeno
come animali selvatici visto che scorrazzano liberamente anche in
città, sui tetti degli edifici e sui marciapiedi con la
disinvoltura dei nostri gatti mediterranei. Uno scoiattolo urbano mi
ha persino rubato un grosso pezzo di pane raffermo dalla cucina. L'ho
visto correre via e fermarsi sulla scala antincendio. Mi ha guardato con
quegli occhietti colpevoli ed arroganti, sapeva che con quel pane
avrei dovuto preparare delle cotolette alla milanese.
Finalmente troviamo la strada verso
casa. Con mio sommo sgomento i campeggianti festeggiano il ritorno
tuffandosi in uno stagno fangoso. Io rimango a riva osservando i
ratti, le bisce e figurandomi tutte le possibili infezioni.
Non c'è campeggio che si
rispetti che non termini con un falò. Ci sediamo in cerchio e
qualcuno inizia a proporre enigmi: su un'isola deserta, in mezzo ad
una foresta carbonizzata c'è un uomo morto vestito da sub.
Cosa è successo?*. Qualcun'altro inizia a preparare un curioso
esempio di cibo spazzatura autoprodotto chiamato s'more (contrazione
di “some more”). Sono certo che non nessuno abbia mai preparato
questo spuntino da scout al di fuori della frontiera statunitense
perciò ti farò dono della preziosa ricetta.
Utilizzando uno spiedo di legno
scaldare sul fuoco vivo un marshmallow (le cosiddette spugne dolci
del luna park). Toglierlo da fuoco solo quando assume una consistenza
appiccicosa e cancerogena. Spalmarlo su un grosso biscotto,
aggiungere un grosso pezzo di cioccolato sperando che si sciolga per
effetto del calore. Chiudere il tutto a mo' di panino con un
ulteriore biscotto. Servire caldo.
*Dopo una serie di domande a risposta
chiusa (si, no) fatte a turno dai partecipanti si giunge alla
soluzione: l'uomo stava facendo un'immersione quando un aereo
anti-incendio l'ha raccolto per errore nel serbatoio per poi buttarlo
assieme all'acqua sulla foresta in fiamme.