G.W. Bush

Mercoledì, Agosto 22, 2007

School

La settimana scorsa la repubblica online strilla: “La pila del futuro è di carta, ultrasottile, ricaricabile ed ecologica”. E' la seconda notizia in homepage, surclassa per importanza tutti gli altri pezzi forti: le vicende del parlamentare puttaniere, la notizia su Second Life copiaincollata da Wired e persino la parata delle pornodive.

La pila del futuro è stata creata a due passi da casa mia, proprio nella scuola che sto frequentando. Il Rensselaer Politechnic Institute (d'ora in poi RPI) è la più antica scuola di ingegneria degli Stati Uniti. Nel 1825, anno della fondazione, era frequentata da appena dieci studenti che vestivano a metà fra il cowboy e il dandy parigino, oggi accoglie oltre seimila studenti da tutto il mondo che si accingono ad diventare la prossima èlite tecnocratica. I settori d'eccellenza del politecnico sono tra i più strategici che si possano immaginare: in primis ingegneria genetica e nanotecnologie.

L'ingegneria genetica ha probabilmente già compromesso il futuro della razza umana. Ma lo sapremo solo fra qualche decennio. Le nanotecnologie invece promettono catastrofi immediate e spettacolari.
La nanotecnologia è quella scienza che si occupa di tutto quanto rientra nell'ordine dei nanometri. Piero Angela direbbe qualcosa tipo: prendete un capello, dividetelo per millemila parti e poi ancora e poi ancora... con quello che rimane iniziate a costruirci materiali e macchine e robot.
I nanomateriali sono quelli che permettono di fare le pile di cui la Repubblica è tanto entusiasta. Eppure molti scienziati sono alquanto preoccupati perchè nessuno ha la più pallida idea di come valutare l'impatto e i rischi di simili tecnologie. Questi cosi si comportano in maniera alquanto bizzarra rispetto ai materiali conosciuti e possono entrare con estrema facilità nell'organismo, nel sangue e nel cervello perchè si fanno beffe dei filtri biologici.
C'è poi tutta una nascente ingegneria delle nanoteconologie. Con le nanotecnologie si possono costruire armi terrificanti a basso costo. Si ipotizza seriamente che orde di nanoscopici robot autoreplicanti possano sfuggire al controllo umano, consumare tutte le forme di energia o papparsi qualsiasi altra creatura del pianeta. Sottolineo: seriamente.
Insomma è molto probabile che qualcuno dei secchioni con cui prendo il caffè ogni mattina prima o poi combini qualche grosso guaio.

All'ombra degli imponenti edifici di ingegneria sorgono altri piccoli dipartimenti umanistici che, avendo la distopia come vicina di casa, prendono bizzarre pieghe radical-progressiste. Il corso di Science and Technology Studies ad esempio si propone di investigare in maniera interdisciplinare l'impatto delle tecnologie sulla società. Negli anni 80 all'RPI arriva un tale Neil Rolnick, pioniere della musica elettronica (quella colta, quella difficile, quella noiosa, mica i Kraftwerk) smanioso di lavorare con sofisticati computer dell'università. Neil apre un dipartimento di musica all'interno del politecnico che si espande fino a diventare l'attuale programma di arti elettroniche che include corsi di media-attivismo, gender studies, bioarte ed ogni tipo di bizzarria radical-chic.
Ecco, giusto per spiegare come mai sono finito qui

Generale
22 Agosto 2007 21:34 :: permalink ::comment(0)

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