Domenica, Agosto 19, 2007
Debt
Penny Lane* è una vivacissima filmaker indipendente. L'anno scorso ha girato the abortion diaries un documentario pro-scelta in cui dodici donne vengono intervistate riguardo la loro esperienza di aborto. Parlano della difficoltà nel trovare una clinica, dello stigma sociale che hanno dovuto subire, del muro di silenzio che viene edificato attorno all'argomento. Tutto raccontato con estrema tranquillità, per contrastare la narrazione splatter horror del movimento pro-vita, brava gente che agita foto di feti insanguinati agli angoli delle strade.

Penny Lane ha appena terminato
l'università che mi accingo a frequentare. Ha potuto usufruire
di una borsa di studio completa per tutta la durata della laurea
breve mentre per pagare le altissime rette del biennio di
specializzazione ha dovuto optare per una soluzione alquanto comune
per chi non proviene da famiglie particolarmente agiate: chiedere
prestiti al Governo.
“Vedi, il Governo avrebbe
indubbiamente un grande interesse nel fornire un'istruzione superiore
a più gente possibile” spiega rassegnata “ma probabilmente
trova più conveniente rilasciare questi Federal Loans e non
fare nulla per migliorare e rendere più accessibili le
università pubbliche”.
I federal loans sono prestiti a lungo
termine creati per “aiutare” gli studenti che non hanno una
famiglia benestante alle spalle. Prestiti che prima o poi vanno
restituiti con tanto di interessi.
In pratica Penny, come moltissimi altri
americani, si ritrova a soli ventinove anni con cinquantamila dollari
di debiti che dovrà ripagare nei prossimi venticinque anni. Il dettaglio simpatico è che
alla fine, sommati gli interessi, avrà dato al governo degli
Stati Uniti qualcosa tipo centomila dollari. Ben fatto Zio Sam!
Tuttavia Penny viaggia su una graziosa
e costosissima MINI, cosa che appare alquanto strana agli occhi del
parsimonioso italiano.
“Anche per questa ho fatto dei loans,
vedi noi americani siamo fatti così, vogliamo tutto e subito”
e aggiunge con una punta di preoccupazione: “Alla base di questo
c'è un'inesauribile fiducia nel futuro. Pensiamo che
l'economia continuerà a crescere quindi ci sarà tempo e
possibilità di pagare”.
La mia teoria è diversa ma
altrettanto semplice. Gli americani più intelligenti sotto
sotto sanno che la crisi ambientale è irrisolvibile e che la
razza umana inizierà a scomparire nei prossimi decenni. Gli
americani più stupidi sono evangelisti e credono che presto
Gesù tornerà sulla terra con gli occhi fiammeggianti e
dividerà i buoni (loro) dai cattivi (gli altri) e fine della
storia.
In entrambi i casi sono inconsciamente
tentati a spendere senza preoccuparsi del futuro.
In questo momento le borse di tutto il mondo stanno crollando proprio per la crisi dei mutui subprime. Poco fa, fra una margarita ed una Guinness, chiedo ad alcuni amici cosa ne pensano di questa allegra catastrofe finanziaria causata dai mutui insoluti americani. Qualcuno risponde che sì, ha letto qualche titolo sui giornali, gli altri mi guardano un po' perplessi. Sono tutti americani, acculturati e di sinistra ma mi trovo costretto a spiegare col mio rudimentale inglese quel poco che ho capito della faccenda.
Le società di credito concedono
prestiti ad alto rischio a cittadini generalmente senza reddito che
non possono fornire altre garanzie se non ipoteche sulla casa. I già
alti tassi di interesse subiscono un'ulteriore impennata,
l'occupazione non cresce e la gente non riesce più a pagare le
rate. Le case vengono rilevate ma nel frattempo la bolla speculativa
immobiliare si è sgonfiata e gli immobili non valgono più
tanto da coprire i debiti inevasi.
E qui entra in gioco la magia dei
mercati globali, perchè questi mutui sono stati rivenduti come
prodotti finanziari. Le agenzie che determinano l'affidabilità
dei titoli li hanno classificati come investimenti sicuri e sono
finiti così nei pacchetti di investimento dei risparmiatori in
giro per il mondo. Alla fine ci rimettono un po' tutti tranne i
colpevoli visto che le banche centrali impegano risorse pubbliche per
evitare la generalizzazione della crisi.
Forse faccio ancora in tempo a
comprarmi una MINI che non potrò mai pagare. E fanculo ai
risparmiatori.
*Sì, è il suo vero nome.