G.W. Bush

Giovedì, Agosto 16, 2007

Troy

La gente diplomatica la descrive come una cittadina tranquilla, persino vitale oltre l'apparente coltre di noia. Quella più spietata parla dei gelidi inverni, inverni che costringono le persone a rintanarsi per settimane a lavorare su progetti creativi che hanno inevitabilmente a che fare con dei computer.

Enciclopedicamente parlando, Troy è una cittadina molto vecchia per gli standard statunitensi. Fondata nel 1791, attraversa un periodo di forte sviluppo economico che la rende la più ricca città dello stato di New York a cavallo fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Tutto grazie all'industria dell'acciaio e alla fiorente filiera dei colletti rimovibili. Proprio così: colletti rimovibili per camicie. Perchè mai comprare una camicia intera solo perchè il colletto è rovinato? Idea geniale cent'anni fa, un po' meno ora.
Mentre i cartelli stradali si ostinano a mantenere la dizione “collar city” le acciaierie si volatilizzano per riapparire in paesi meno disposti a ferire i fragili sentimenti dei capitalisti. Le case di Troy si adornano di cartelli “for sale”, cadono a pezzi oppure vengono rase al suolo dai famigerati piani di rinnovamento urbano che negli anni '70 decimano il patrimonio architettonico degli Stati Uniti.

Tutto nella Troy dei giorni nostri appare vecchio e polveroso, gli edifici riecheggiano un'America pre-suburbana difficile da immaginare. Nessun fast-food contamina il centro della città, i bar esibiscono fieri le insegne scrostate e gli interni vintage. Nei dintorni ci sono ben quattro drive-in, ormai rarissimi negli States, che mandano cartoni animati anteguerra fra una proiezione e l'altra. I negozi di antiquari ad ogni angolo fan sospettare che lo stile retrò sia tanto una necessità contingente quanto un vezzo o semplice nostalgia per i bei tempi andati.
Apprendo che nell'ultimo quinquiennio le cose sono migliorate, i negozi riaccendono i neon colorati e le case tornano ad essere abitate. Il motto della città “Ilium fuit, Troja est” si presta a svariate letture ironiche e postmoderne.

 

Un radicale dualismo sembra permeare ogni aspetto di Troy: luce ed ombra, bianco e nero. E' possibile tracciare sulla mappa una linea netta che separa i sonnolenti quartieri residenziali della piccola borghesia bianca dai cadenti block degli afroamericani. E' la stessa linea, che proiettata su un altro piano distingue la gente che può permettersi l'istruzione superiore e la sanità e chi no. Niente di nuovo, sono gli Stati Uniti come li conosciamo ma vedere la demarcazione così profondamente iscritta nel tessuto urbano, così inequivocabilmente collegata al colore della pelle fa una certa impressione.


I due volti di Troy si manifestano anche nella dimensione temporale. Di giorno la città è popolata da pallidi vecchietti in deambulatore, sciure che si recano dal ferramenta, elettrauto che si sbafano panini al tacchino e bicchieroni di caffè.
Col calare delle tenebre tutto cambia. La working class nera torna in città. Le strade vengono conquistate da macchine dalle portentose autoradio che audiodiffondono il peggior gangsta-rap sul mercato. Ad un primo ascolto si direbbe che gli autisti accellerino al tempo dei boom cha ma dopo una serie di interviste ho scoperto che gli impianti stereo hanno dei speciali sobwoofer montati sulla marmitta che amplificano per risonanza le basse frequenze.
Le gangsta-macchine agli incroci danno sempre la precedenza ai pedoni, anche quando hanno il verde. Non hanno fretta perchè errano senza meta attorno agli isolati . Il mezzo è il messaggio, diceva un saggio canadese.


Generale
16 Agosto 2007 09:02 :: permalink ::comment(0)

Aggiungi un commento

Argomento

Testo

Il tuo nome

Your email address

Il tuo sito (se ne hai uno)